venerdì 11 maggio 2007

UN SOFTWARE CI DIRA’ CHI MENTE

Skype, insieme all’azienda KishKish, ha messo a punto un software che permetterà presto di rilevare le bugie dell’interlocutore virtuale. La nuova tecnologia, il “Voice Stress Analysis” (VSA) registra la stringa vocale per poi analizzarla secondo parametri acustici prestabiliti. È proprio il caso di mordersi la lingua prima di parlare!

Per il momento agli utenti di Skype è permesso soltanto registrare, ma presto sarà possibile visualizzare in una finestra lo spettro vocale. I primi dieci secondi del parlato vengono analizzati al solo scopo di fornire una baseline, con le caratteristiche tipiche della voce di quella specifica persona, mentre i minuti successivi sono il materiale dell’analisi vera e propria. L’analisi può essere condotta su un singolo interlocutore, o essere predisposta per più parlanti, come nel caso delle teleconferenze.

Gli indicatori maggiormente indicativi della menzogna sono la presenza di tratti monotoni e piatti, che indicano imbarazzo e smarrimento, e la formazione di picchi, spesso elevati, indicativi di stress e di inganno conclamato. Non si tratta ovviamente di indici esaustivi, ma il tracciato è conforme alle registrazioni vocali più precise e volendo potrebbe essere analizzato anche con software vocali differenti.

Il sistema non è sicuramente infallibile perché la ricerca scientifica stessa sulla menzogna ha indicato i possibili parametri indicativi, pur lasciando un ampio margine di dubbio. Le modificazioni della voce possono essere dovute a fattori multipli, già difficilmente controllabili in situazioni sperimentale e sicuramente maggiori nel caso di conversazioni di piacere, o comunque via medium come pc o telefono. Ogni analisi fisiologica deve infatti essere associata ad ulteriori compiti per poter dare un quadro esaustivo ma soprattutto concernente.

Una piccola curiosità personale riguarda la gestione della privacy: anche se internet sembra avere fagocitato la possibilità di aree realmente personali e le leggi al merito si barcamenano tra eccessivo proibizionismo e liceità richiesta talvolta dal soggetto stesso, che cosa garantisce di non essere analizzati fino alle corde vocali da un interlocutore che spesso non conosciamo neppure? Sicuramente Skype ha già pensato a modi di segnalazione che richiedono il consenso volontario dell’utente, ma allora ecco che la registrazione diviene non più naturalistica.

Per il momento il modo per eccellenza per smascherare la menzogna rimane l’intuito personale e l’utilizzo di tutti i feedback comunicativi a disposizione, dal volto alla voce, anche se ricerche come questa aiutano sicuramente chi abbia meno dimestichezza con il decoding emotivo e possono essere un ottima base di implementazione per l’AI.

Foto by aleph.oto

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