venerdì 24 luglio 2009

PSYCHO-FLASH: CREDERE ALLE COINCIDENZE

In vista delle vostre letture estive vi segnaliamo il libro Nulla succede per caso di R. H. Hopcke che illustra in modo approfondito e con un'ottica originale il senso delle coincidenze nella vita.
L'autore seguendo un'ottica di lettura Junghiana mette in luce come le coincidenze che spesso ci accadono nella vita non siano dovute a mera fatalità ma dipendano invece da un inconscio collettivo, che tutti gli uomini condividono e che fa sì che le persone possano entrare in sintonia al momento giusto con l'individuo giusto.
Questo accade non soltanto in positivo, quando ci sentiamo più legati agli altri, ma anche quando vorremmo per vari motivi allentare il legame con altri, emergono eventi in grado di ricordarci i nostri legami con gli altri
Il significato e la struttura che gli eventi hanno fanno sì che si possa instaurare una sincronicità: da un semplice incontro casuale asce così un evento significativo che possiede rilevanza emotiva.
Per Jung i simboli hanno un forte potere nella vita dell'uomo, e tra di essi n archetipo è sicuarmente l'Amore che, come tutti possiamo ben immaghinare,è altamente esplicativo di come semplici coincidenze possano mutare il corso della nostra vita
Sperando di avervi passto un po' di curiosità psicologica verso l'argomento, aspettiamo le vostre riflessioni post-lettura!
Foto by Gettyimages

LA DIPENDENZA MENTALE DEL FUMO

Studi e ricerche sui fumatori sono numerosi e purtroppo molto spesso si tratta di metodi pseudo-medici di ordine miracoloso che rendono l'argomento ancora più fumoso.
In tempi in cui gli effetti nocivi sulla salute sono di dominio publico, vale la pena interrogarsi su cosa davvero spinge i tabagisti a non perdere il vizio. Ci viene in aiuto un recente studio di Psicofarmacologia.
La dipendenza da sigaretta è prima di tutto un fattore di contenuto: la nicotina è una sostanza stimolante che crea dipendenza fisica inducendo le persone a continuare nel consumo e ad aumentarne progressivamente la quantità di fronte alla diminuizione dell'appagamento e all'assuefazione del fisico alla sostanza.
La nicotina è uno stimolante derivato dal tabacco che agisce direttamente sui neurotrasmettitoori, innalzando il livello di produzione della dopamina. L'aumentare delle concentrazioni di quest'ultima provoca una sensazione di benessere difuso, di appagamento e piacere, tuttavia un costante livello più alto della media porta a malattie di vario ordine.
Chiarito quindi che la prima causa è fisica, sappiamo che il potere stimolante di una sigaretta no è tale, come nel caso di droghe pesanti, a giustificare l'instaurarsi di una dipendenza anche se il basso contenuto di stupefacenti non dve eindurre al contrario alla sottovalutazione del rischio di non poterne più fare a meno.
Esistono tuttavia numerosi fattori psicologici che incidono sulla scelta o meno di tabagismo.
Secondo Matthew Palmatier che ha recentemente pubblicato un articolo su Neuropsychopharmacology il piacere non deriva dalla sigaretta in sè, ma dalle esperienze piacevoli che ad essa si accompagnano.
Non sarebbe il fumo la "causa" del poacere ma il legare l'atto di fumare a esperienze e contesti di vita piacevoli. Approfondendo tale punto il professore ha infatti notato come nella maggior parte dei casi il consumo di stupefacenti sia strettamente legato alla compagnia di persone specifiche o al trovarsi in posti particolari.
La sigaretta assume così il valore di un premio, al pari di un ben più innocuo gelato, che ci si concefde in situazioni di rilassatezza e che diviene poi imprescindibile perchè la compagnia di tale persona o il trovarsi nel medesimo posto siano ugualmente piacevoli.
Nelle affermazioni dello studioso americano è contenuto un terzo fattore implicato nel tabagismo, ovvero l'instaurarsi di un'abitudine automatica che ci porta a ripetere gesti e usi in situazioni simili così come giorno dopo giorno. Lo stesso fumare una prima sigaretta aumenta così la probabilità di fumarne una seconda.
Resta poi un ampio discors che si aggira intorno al valore sociale e personale della sigaretta, laddove i due termini spesso sono solo virtualmente distinguibili.
I fumo come rito di passaggio o conferma della propria identità è ancora fortmente presente nell'età adoloescenziale, così come un contesto sociale eccessivamente permissivo o al contrario restrittivo son fattori facilitanti la scorretta abitudine.
Foto by Gettyimages

giovedì 23 luglio 2009

STRESS? DISTRESS! LA SITUAZIONE OGGI

Vi ricordate? Avevamo parlato della distinzione tra stress e distress individuandone la differenza tra meccanismo adattivo essenziale e surplus di attivazione. Ecco come è cambiata la situazione da allora.
Lo stress è quel meccanismo che si attiva come risorsa difensiva in caso di eventi improvvisi e pericolosi, che mobilita tutte le nostre risporse in vista della fuga o dell'attivazione di una risposta congruente al pericolo. Tuttavia questa risposta d'ansia può essere attivata anche con stimoli di intensità inferiore e diventare un meccanismo di difesa disadattivo che costringe mente e corpo ad uno stress eccessivo andando ad inficiare non solo le competenze intellettive ma anche la salute fisica del nostro corpo. I segnali che giungono dsalla società non sono purtroppo confortanti, infatti il numero di distress aumenta a causa dei ritmi sempre più frenetici, del contesto socio-culturale incerto e della tendenza a individualismo e competitività. Facciamo un breve update sui numeri principali. La causa principale (50% di incidenza) si conferma l'eccessiva numerosità degli impegni rispetto all'ideale carico giornaliero. La percantuale di italiani che soffrono di ditress è del 41% su un campione di 100 soggetti tra uomini e donne. L'incidenza del distress è maggiore nella fascia compresa tra i 35 e i 54 anni, e va di pari passo con responsabilità lavorative e non e posizione sociale. Economicamente lo stress negativo pesa anche sul bilancio statale, causando una perdita annua che nel 2008 è stata stimata a 20 milioni di euro. Il distress incide in modo evidente sulla salute delle persone causando aseenze per circa 600 milioni di giorni entro l'anno. E' evidente che lo stress sarà un argomento sempre più presente nei dibattiti di psicologia in futuro, essendo diretta conseguenza della civilizzazione e, insieme della relativa lentezza da parte dell'uomo nell'adattamento al nuovo ambiente vitale. L'evoluzione infatti ha ritmi diversi e più lunghi rispetto al salto di civilizzazione odierno e servirà ancora molto tempo prima che il cervello umano, tarato per rispondere tempestivamente a situazioni ambientali di sopravvivenza, sia i grado di elaborare senza conseguenze negative una stimolazione veloce ed amplificata come quella odierna. Nel frattempo, vale la pena che vi prendiate due minuti di relax dopo la lettura di questo articolo. Foto by gettyimages

mercoledì 22 luglio 2009

I BIMBI CHE PARLANO AI CANI

Non stiamo parlando di capacità soprannaturali o di bambini prodigio, bensì di uno studio condotto presso la Brigham Young University che mostra come i bambini siano in grado di comprendere perfettamente non soltanto i segnali comunicativi non verbali degli adulti, ma anche il linguaggio cinestesico e vocale del migliore amico dell'uomo.
Ross Flom è l'autore dell'articolo apparso sul numero di luglio della rivista Developmental Psychology.
Lo scopo della ricerca sta nell'indagare le basi della socialità umana e i meccanismi, dai primitivi ai complessi, che stanno alla base della comunicazione e dell'emozionalità.
Analogamente auno dei più famosi studi sulle espressioni facciali condotto da Ekman, ai bambini da sei mesi di età venivano mostrate fotografie di cani in diverse situazioni e veniva loro chiesto di indicare l'immagine estta. Analogamente venivano fatte ascoltare delle registrazioni di ringhi o di vocalizzazioni di contentezza e si chiedeva di associarle alla corretta immagine corrispondente.
I risultati mostrano come già a sei mesi i bimbi sono capaci di focalizzare la propria attenzione sull'immagine esatta, mentre con il progredire dell'età comportamento aggressivo ed amichevole sono immediatamente ricondotti al corrispettivo assetto corporeo del cane.
Il cane è stato scleto come animale maggiormente adatto sia per la mimica evidente ed accentauata, sia perchè animale con cui i bambini sono maggiormente familiari. Dallo sudio è inoltre emerso che le capacità di discriminazione sono indipendenti dall'interazione pregressa con i cani: Anche bambini che non hanno mai avuto un cane nè hanno trascorso del tempo con l'animale sanno operare le corrette attribuzioni.
Foto by gettyimages

SOMIGLIANZE CASUALI?

Un'interessante studio pubblicato sul Journal of Consumer Research mostra come le persone siano maggiormente ben disposte e fiduciose nei confronti di chi è simile a loro.
Avere caratteristiche in comune, anche se apparentemente irrilevanti, crea un legame che favorisce scambio e apertura di sè, elementi che possono essere ben sfruttati anche in ambito commerciale.
Secondo Lan Jiang e Amitava Chattopadhyay della University of British Columbia a Vancouver, si instaura un feeling positivo in modoautomatico quando le persone vengono a conoscenza del possesso di caratteristiche analoghe ad altri con cui si interagisce.
In particolar modo la comunanza influisce sui nostri comportamenti: se il venditore o la commessa di un negozio sono nati il nstro stesso giorno o vivono nel nostro stesso luogo, aumenta la probabilità di effettuare acquisti in quel negozio, così come aumenta la probabilità di tornarvi in futuro.
La spiegazione? Tale propensione pare dovuta all'innata tendenza dell'uomo all'affiliazione (non per niente la motivazione del far parte di un gruppo o una comunità rientrava anche nalla piramide motivazionale maslowiana).
Così anche uno studio analogo, condotto in condizioni meno piacevoli, viene in aiuto nella definizione.
Pare che pazienti di dentisti che abitano nel nostro stesso luogo d'origine vivano in modo più sereno le visite e prenotino un numero più ampio di controlli durante l'arco dell'anno.
L'affiliazione infatti non è soltanto un elemento ersuasivo e persuadente che ci spinge a legarci ad altri per "piacere", ma anche una garanzia contro gli imprevisti: così il medico diviene meno fastidioso da consultare se è un mio simile, che mi conosce e che condivide con me qualcosa.
E questo per chi ancora crede che l'uomo abbia perso tutte le somiglianze con il genere animale.
Foto by Gettyimages