sabato 3 novembre 2007

SIATE OTTIMISTI!

L’ottimismo dipende da uno specifico percorso neuronale, che ci rende maggiormente positivi e contrasta l’insorgenza della depressione. Di seguito la ricerca, pubblicata su Nature Neuroscienze.

E. A. Phelps, insieme al suo gruppo di ricerca della New York University ha scoperto che pensare positivo attiva specifici meccanismi neuronali. L’impianto metodologico prevedeva la rilevazione, tramite fMRI (risonanza magnetica funzionale), dell’attività cerebrale di soggetti che pensavano al proprio futuro.

Chi immaginava un futuro roseo mostrava livelli più alti nelle aree dell’amigdala e del giri rostrato anteriore. Queste aree sono strettamente collegate anche agli stati depressivi, che ne provocano alterazioni come oscillamento dei valori e diminuizione dell’attività. Non soltanto, le persone ottimiste tendono ad avere livelli di base line maggiori di chi è pessimista.

In sintesi, essere ottimisti fa bene alla salute e previene dal rischio di depressione. La ricerca è inoltre scientificamente importante perché individua delle strutture specifiche collegate al positive thinking.

Foto by lorenzodon

2 commenti:

LAURA TUSSI ha detto...

LA PSICANALISI SOCIALE.

di LAURA TUSSI

La psicanalisi sociale con Adler, Fromm, Sullivan e Lapassade si oppone al naturalismo freudiano in nome della riconsiderazione critica delle interferenze sociali, culturali, relazionali che strutturano l’Io e la personalità adulta. Secondo questi autori non si ha superamento della crisi profonda personale intrapsichica se non tramite il reimpegno relazionale.
L’Io adulto adleriano è sempre alle prese con le relazioni interpersonali che lo obbligano a superare i suoi “sensi di inferiorità” che stanno alla radice della psiche infantile. Nel bambino si origina l’invidia dell’adulto, motore dello sviluppo sociale e personale. Il cambiamento è lotta con l’adulto verso il superamento della soggezione e tale pulsione permane in età adulta.
Coesistono principi dinamici che tracciano l’identità dell’uomo maturo su cui si disegna l’individualità socializzata.
Principio di unità: l’adulto è colui che sa stabilire l’equilibrio tra mente e corpo
Principio del dinamismo: l’adulto sa orientare i propri comportamenti verso una meta
Principio dello scambio: l’adulto sa agire nel proprio ambiente sociale
Principio dell’influenza cosmica: l’adulto è colui che avverte il collegamento con la natura e le forze cosmiche
Principio della spontanea ristrutturazione: l’adulto è chi riesce ad organizzare la propria realtà psichica e la propria esperienza in un tutto integrato.
Questi principi rendono lo stile di vita dell’uomo creativo e teso all’autorealizzazione personale, con lo sviluppo del sentimento sociale. Secondo Adler sussiste l’incompiutezza nell’uomo, in quanto non esiste mai l’adultità pienamente raggiunta: la vera adultità è la tensione verso l’Io ideale.
Secondo Fromm il processo di individuazione consiste in un’evoluzione di superamento che il soggetto compie per oltrepassare gli ostacoli che si frappongono all’affermazione della sua vera identità. Gli ostacoli sono una sfida alla maturità che anche quando è conquistata è in divenire. “Superamento” è la nozione che Fromm utilizza per esprimere il percorso che il soggetto deve intraprendere per raggiungere queste capacità:
RELAZIONALE: l’adulto si sperimenta nel superare le forze istintuali che lo legano alla natura e si apre agli altri
TRASCENDENZA: quando è in gioco la tensione a oltrepassare le modalità causate di essere e pensare
RADICAMENTO: quando l’adulto ha senso di appartenenza alla comunità e manifesta solidarietà e amicizia
IDENTITA’: quando il senso dell’Io si esprime in modo autentico rispetto alla ricerca di continuità tra presente, passato e futuro.
ORIENTAMENTO:
quando su un piano cognitivo e affettivo l’individuo dimostra di essere riuscito a costruire il proprio metodo per vivere e convivere.
Secondo Sullivan si perviene all’età adulta e alla maturità grazie al superamento degli ostacoli allo sviluppo che si sono frapposti alla soddisfazione dei bisogni propri dell’area relazionale, provocando frustrazione. Sullivan presta attenzione alle modalità mediante cui il soggetto impara a raggiungere un livello di sicurezza sufficiente a spegnere l’angoscia derivante dalla frustrazione, per la difficile soddisfazione dei bisogni.
Secondo Sullivan il corso della vita si svolge per fasi:
Infanzia: dalla nascita al sorgere del linguaggio comprensibile in cui è predominante il rapporto del bambino con la madre
Fanciullezza: il gioco è l’attività fondamentale
Età scolare: è caratterizzata dall’incontro con gli altri e la riduzione degli istinti eroici
Preadolescenza: caratterizzata dal bisogno di amicizia
Adolescenza: caratterizzata dall’intimità nell’amicizia che si risolve nella genialità
Tarda adolescenza: l’Io capace di instaurare relazioni interpersonali per tutta l’età adulta.
Lapassade sviluppa il concetto di neotenia (dal greco: neo-tenein= tendere di nuovo) che si basa sul principio per cui il bambino già reca tutto in sé, ma il tutto è ancora in potenza. La futura perfezione dell’adulto esiste in potenza nell’imperfezione della nascita.
L’autore mette in guardia di fronte ai pericoli di una definizione troppo rigida di adultità, sottolineando gli elementi infantili di questa, inconsci e profondi.
L’adulto neotenico per la sua incompiutezza è costantemente aperto al cambiamento. L’adulto è sano quando si scopre consapevole di questa apertura ed è perciò in grado di tollerare l’ansia del mutamento. Lo sviluppo del soggetto è continua trasformazione verso il progresso e la regressione. L’uomo è totalizzazione in corso senza essere totalità compiuta. L’adulto si rimette al mondo creativamente, rimettendosi in crisi perché con la crisi l’uomo si crea uomo. La sua storia transita tra crisi e risoluzione, tra rottura e sutura.

LAURA TUSSI

Stefania Polo e Marta Pizzetti ha detto...

Grazie della lezione di psicologia....molto ben fatta ma....cosa volevi dire???