mercoledì 18 giugno 2008

NEUROETICA



Dove finisce l'influenza dei processi automatici del cervello ed entra in gioco la morale e l'etica personale? E' quello che si chiede Laura Boella, nel suo libro “Neuroetica”, dove analizza le scoperte delle neuroscienze alla luce del pensiero filosofico.

Le scoperte delle neuroscienze sembrano sconfermare l'esistenza del libero arbitrio. Attraverso le tecniche del brain imaging, o trattamenti farmacologici, sono stati fatti passi avanti nella conoscenza delle attivazioni cerebrali durante il processo di decision making. Sembrerebbe infatti che di fronte ad una presa di decisione, mentre la persona sta ancora elucubrando sul da farsi, di fatto il nostro cervello abbia già deciso per noi, attivando un percorso neurale specifico.

Alla luce di queste teorie, secoli di pensiero filosofico sul libero arbitrio dell'uomo sembrano crollare come un castello di carte. Non solo, se riduciamo ogni decisione ad un'esclusiva attivazione cerebrale, sembra cadere anche il concetto di responsabilità.
Laura Boella, docente di filosofia morale dell'Università di Milano, cerca di uscire da questo empasse cercando una “terza via” tra l'ignorare i dati della ricerca scientifica e la naturalizzazione dell'etica proposta da alcuni neuroscienziati.
Nel suo libro “Neuroetica. La morale prima della morale” (ed. Raffaello Cortina Editore), esamina i rsultati delle neuroscienze, mostrando come in realtà i circuiti neuronali non dettino immediatamente il comportamento, ma ne creino delle precondizioni. In questo senso la morale e la responsabilità non sono assenti, ma hanno un ruolo determinante nell'attuazione di un comportamento.
foto by jmsmytaste

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