Visualizzazione post con etichetta sogni. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta sogni. Mostra tutti i post

lunedì 20 ottobre 2008

SOGNI IN BIANCO E NERO

La televisione non solo influenza il nostro modo di vivere e di comportarci, ma ci condiziona anche durante il sonno. Secondo Eva Murzyn, gli anziani non sognano a colori, ma in base alla scala di grigi. I sogni sono uno dei concetti psicologici più affascinanti e tra i più indagati e teorizzati. Questa volta però non discuteremo su quale teoria riesca a descrivere meglio l’origine dei sogni, ma ci limitiamo a raccontarvi un’interessante ricerca che sottolinea la forte influenza dei mass media sulla nostra vita e per questo anche sui nostri sogni notturni. Eva Murzyn, ricercatrice presso l’Università di Dundee, in Gran Bretagna, ha condotto un’indagine su di un campione di 60 soggetti, tra i 25 e i 60 anni, riguardo i sogni. Ai soggetti è stato chiesto di compilare un questionario sui propri sogni e di indicare a che tipo di TV fossero stati maggiormente esposti da piccolo (in bianco e nero o a colori). L’ipotesi della Murzyn è che la tv influenzi profondamente il nostro modo di pensare, e di riflesso, anche di sognare. I risultati (considerando tuttavia un campione piuttosto esiguo) sembrano confermare la sua ipotesi, o quantomeno identificare una tendenza. E’ risultato infatti che solo il 4,4% degli under-venticinque, cresciuti quindi con una televisione a colori, sogna in bianco e nero, mentre il 25% degli ultra-cinquantenni sogna in base ad una scala di grigi, poichè sono stati esposti per più lungo tempo a programmi televisivi in bianco e nero. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista ‘Consciousness and Cognition’ e ripreso ripreso dalla rivista britannica ‘New Scientist’. Sembrerebbe dunque che la televisione influenzi profondamente il nostro modo di pensare, anche se rimane aperta una questione: perchè ha maggiore influenza la televisione vista da piccolo? Si può parlare anche in questo caso di una sorta di ‘fase critica’ in cui i sogni vengono influenzati dagli stimoli che riceviamo? Foto by degraTM

lunedì 15 ottobre 2007

STRESS POST RAPINA


Una ricerca condotta da Mario Maj ha indagato gli effetti psicologici seguenti ad una rapina. Dai dati emergono inquietanti sentimenti di colpa e rassegnazione.

Le rapine sono ormai all’ordine del giorno. I mass media sono costretti a riferire solo quelle con l’esito più drammatico, come il ferimento o addirittura la morte del derubato. Ma quotidianamente in ogni parte d’Italia moltissime persone vengono derubate.

Una ricerca, iniziata due anni fa, e recentemente aggiornata, ha indagato l’effetto psicologico sulle persone di questi eventi. Infatti, oltre allo schock momentaneo, molte persone in seguito riferiscono vissuti post-traumatici. Inoltre è da tenere in considerazione che alcuni fattori, come vivere in una città in cui le rapine sono molto frequenti, ne potenziano l’effetto.

Il dottor Mario Maj ha coordinato una ricerca sugli effetti di una rapina. La ricerca, condotta presso la seconda università di Napoli, è stata recentemente esposta al congresso nazionale di Psichiatria biologica. La ricerca è stato condotta con l’ausilio delle forze dell’ordine, che hanno intervistato 301 soggetti (178 donne e 123 donne) sui sentimenti e le emozioni provati in seguito ad una rapina, per valutare la frequenza dei sintomi da stress post-traumatico.

Dalle interviste è emerso che l’80% dei soggetti riferisce di ricordi intrusivi e sogni angosciosi riguardo la violenza subita. In particolare le donne sono coloro che subiscono in misura maggiore queste ripercussioni psicologiche.
Inoltre sono stati osservati sentimenti di colpa e di rassegnazione associati a queste esperienze. Per quanto riguarda il senso di colpa, i soggetti sentono di essere in parte causa della rapina, per essere passati per una determinata via, per aver parcheggiato in una zona. La rassegnazione è invece dovuta alla elevata frequenza delle rapine, in una città come Napoli, dove spesso le persone vengono rapinate più volte.

La ricerca pone dunque l’accento, oltre ai classici sintomi da stress post-traumatico, su questi sentimenti che accompagnano l’esperienza. Il senso di colpa è caratteristico della vittima di violenze che può far vivere ancora peggio la vicenda, poiché ci si sente con-causa, che porta quasi a pensare di ‘essersela cercata’.



foto by Lessio

martedì 8 maggio 2007

LEGGERE PER SOGNARE

All’Università del Galles di Swansea un gruppo di ricercatori, guidati da Mark Blagrove, hanno condotto una ricerca sul rapporto letture preferite-tipo di sogno. Lo studio, chiamato Dream Lab, ha coinvolto 10 mila lettori di tutti i generi letterari e tutte le età, evidenziando correlazioni interessanti.

È infatti emerso che il tipo di letture cui si è appassionati, e che spesso si legge appena prima di dormire, influenza il contenuto dei sogni. Gli amanti delle storie rosa tendono a rivivere analoghe storie “ a lieto fine” e a provare emozioni più intense. Per i fanatici del fantasy invece la modalità di sogno è più consapevole ed è ridotto il coinvolgimento.
I temi di narrativa favoriscono invece un miglior ricordo del sogno e fanno vivere avventure più bizzarre.

Infine anche l’horror e il thriller hanno le loro implicazioni: aumentano il numero degli incubi, tanto più con l’abbassamento della fascia d’età.

Grazie a questa ricerca possiamo allora “programmare” i nostri sogni come se avessimo un telecomando che ci fa decidere il genere cui appassionarsi, e in cui vivere avventure. Restando invece con i piedi un po’ più per terra si vede che leggere è un’attività che ha innumerevoli risvolti, soprattutto sulla capacità immaginativa. Una passione allora che non resta altro che coltivare!

foto by strabica