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domenica 1 febbraio 2009

AZIENDA E PSICOLOGO: CONNUBIO VINCENTE

Secondo una ricerca commissionata a GFK Eurisko dall'Ordine degli Psicologi della Lombardia e presentata presso l'Univesrità Cattolica di Milano è aumentato il numero di psicologi assunti nelle aziende: il trend del 2008 ha visto infatti la crescita di questa presenza professionale sia nel campo dei servizi, sia in settori nuovi. Vediamo tutti i dettagli.
I 6.500 posti di lavoro occupati dalla categoria psicologi nel 2008 sono principalmente presso grandi aziende operanti nel campo dei servizi, tuttavia non sono state poche le imprese che hanno richiesto una presenza esperta per collocazioni trasversali, in primis ricerche di mercato, marketing e pubblicità. Rimane ben salda anche la mansione di formazione e selezione personale.
I tempi di lavoro prevedono nella maggior parte un full-time, anche se un 20% svolge la propria occupazione part-time o in modo occasionale.
Un vero e proprio boom psicologico allora, dovuto in parte all'aumentato numero dei professionisti, ma in buona misura anche alle contingenze socio-economiche. La crisi attuale ha infatti spinto ad una riflessione piùampia circa il ruolo del lavoro e la percezione di benessere del lavoratore.
Anche Enrico Molinari, presidente dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia, sottolinea come proprio il fattore del recupero umano sarà uno dei temi da sviluppare nel 2009, amche a fianco delle aziende che, ritenutesi soddisfatte delle attività compiute dagli psicologi nello scorso anno, intendono mantenere apereta questa via di collaborazione.
Si auspica che tanto l'Ordine degli Psicologi, quanto le aziende siano in grado di giungere ad un riconoscimento della figura psicologica che in molti casi continua tuttavia ad essere impiegata come risorsa indifferenziata in campi altri da quello consolidato dei servizi alla persona. Date le previsioni verso un futuro trend positivo, le premesse sono sicuramente buone.
Foto by gettyimages

martedì 21 ottobre 2008

MANAGEMENT DELLA CREATIVITA'

Negli ultimi anni è stata data sempre maggiore rilevanza al ruolo della creatività nelle organizzazioni aziendali. Sembra infatti condivisa dai più che la creatività sia alla base dell’impresa. Gli studi sulla creatività sono nati essenzialmente nell’ambito dell’antropologia, della sociologia, della psicologia e delle neuroscienze, e da ultimo sono stati trasferiti alle discipline economiche. Un esempio del crescente interesse verso la creatività sono i due giorni di colloquia proprio a riguardo di questo tema svolti presso la Harvard Business School. Il convegno ha coinvolto docenti e rappresentanti di aziende il cui nome è intrinsecamente legato alla creatività )come Google o IDEO). Partendo dalla definizione di creatività di Teresa Amabile (docente di sociologia presso la Harvard Business School), che descrive la creatività come la capacità di creare qualcosa di nuovo ed appropriato, sono stati discussi e sviluppati le seguenti tematiche, di cui riportiamo i punti salienti:

Incoraggiare la collaborazione: il ‘mito dell’inventore solitario’ può essere considerato ormai superato. Al giorno d’oggi i progetti più creativi si sviluppano a partire dalla collaborazione di più partecipanti. Il team deve essere organizzato non in modo gerarchico, ma sulla base di una struttura orizzontale, dove tutti gli elementi sono interdipendenti tra loro. Quando il team è composto ad hoc per il progetto, è necessario utilizzare tutti i mezzi per stimolare la creatività e coordinare lo sviluppo di nuovi prodotti. Gli strumenti sono svariati: dalle nuove tecnologie, alle metafore ed analogie, dalle storie ai prototipi, dei veri e propri ‘coordination totems’ (dalla definizione di Victor Seidel, dell’University of Oxford’s Saïd Business School) per la coordinazione dei pensieri.

Utilizzare differenti punti di vista: il team deve essere composto da diverse professionalità. La condivisione di apporti provenienti da molteplici discipline, diversi background e esperienze facilitano lo sviluppo di novità. Può essere così necessario anche affidarsi a risorse esterne all’azienda.

Motivare il team: la motivazione delle persone che si occupano di ricerca e sviluppo di nuovi prodotti è cruciale e vitale al fine di ottenere un prodotto creativo. Questo è possibile in un clima in cui le persone possano sentirsi libere ed indipendenti. Con questo si intende libertà di scegliere e programmare i progetti in base ai propri interessi e capacità, ed indipendenza anche dal punto di vista degli orari. Sebbene gli incentivi monetari possano essere d’aiuto, è più importante la sfida intellettuale, l’indipendenza ed una sincera approvazione da parte della sfera dirigenziale.

Imparare dagli errori: gli errori devono essere considerati come fonti di conoscenza e come possibilità di miglioramento. Poiché è facile incorrere in scelte sbagliate in fase di progettazione, è meglio considerarne la possibilità piuttosto che eliminarli dal possibile panorama aziendale. Questi accorgimenti aiutano ad instaurare un clima di stabilità e sicurezza psicologica

Il ruolo del leader: il manager dovrà innanzitutto mappare il processo e riconoscere le differenti fasi, mettendo a disposizione le tecnologie necessarie. Dovrà porsi nei confronti del proprio team di ricerca e sviluppo, come un ‘pastore’, che guidi il suo gruppo proteggendolo da un potenziale contesto ostile. E’ necessario che venga creata una struttura interagente, un network di unità, senza l’intervento di ‘forme burocratiche’. Il manager dovrà aiutare il team di ricerca e sviluppo, adottando un atteggiamento motivatore e non indagatore: porre le domande nel modo giusto e apprezzare il lavoro del team. Tuttavia il manager dovrà anche acquisire un ruolo meno benevolo e scartare le idee e il materiale che non offre potenzialità. Questa funzione di scelta può essere però delegata a filtri esteri l’organizzazione. Infine il manager dovrà sforzarsi di integrare i contributi provenienti dai vari settori ed elementi in modo da creare un tutt’uno omogeneo. E’ questa la vera sfida per il manager, ossia muoversi ed esercitare la propria leadership in un contesto ambiguo ed incerto dove non sono chiari i ruoli. Per leggere l’articolo originale clicca qui Foto by Lessio

lunedì 13 ottobre 2008

IL LEADER NARCISO

Il narciso vuole emergere, diventare leader e essere sempre al centro dell’attenzione. Spesso le persone che lo circondano lo lasciano acquisire posizioni di potere, affascinate dale sue parole, ma una volta a capo di un gruppo si rivela del tutto inefficace. La ricerca di Amy Brunell, delinea caratteristiche positive e negative del narciso moderno, sottolineando quanto spesso possa capitare di incontralo nella vita quotidiana. Narciso era un bellissimo giovane, di cui tutti si innamoravano alla follia. Egli, tuttavia, preferiva passare le sue giornate cacciando, non ponendo attenzione delle sue ammiratrici, che rifiutava incurante delle loro pene. Tutte le giovani disprezzate da Narciso, invocarono la vendetta degli dei, cosicché Narciso venne condannato ad innamorarsi della sua immagine riflessa nell’acqua. Disperato perché non avrebbe potuto soddisfare la passione che nutriva, si struggeva in inutili lamenti, e resosi conto dell'impossibilità del suo amore Narciso si lasciò morire. Oltre al mito greco, il narciso lo possiamo trovare tutti i giorni accanto a noi, sui banchi di scuola, al lavoro o in un circolo. Amy Brunell, docente di psicologia presso la State University di Newark (Ohio), ha indagato la personalità narcisistica, descritta nel dettaglio sul ‘Personality and Social Bullettin’. Il narciso non solo è profondamente innamorato di se stesso, ma è guidato da un profonda ricerca di successo. La Brunell ha, infatti, osservato che, in un gruppo ‘senza capo’, il narcisista tende naturalmente a prendere in carico su di sé le responsabilità. Non solo, gli altri membri del gruppo lasciano facilmente a questi personaggi la poltrona del potere, poiché li vedono capaci ed intraprendenti, insomma adatti a guidare gli altri. Non c’è però da stupirsi, i narcisi, sono socievoli, estroversi amano essere al centro dell’attenzione, esagerando i loro talenti e le loro abilità ed attirando facilmente i favori altrui. Ma c’è dell’altro. La ricerca, sviluppata in tre studi differenti che hanno coinvolto una campione di 432 studenti e di 153 ha evidenziato che i narcisisti hanno una naturale inclinazione a proporsi come capi, ma che, una volta messi alla prova, non riescono a portare a termine i propri compiti. “Tanto fumo e niente arrosto”: i narcisi non sono efficienti. L’inefficienza del narciso viene però scoperta solo dopo che la frittata è stata fatta. Il narciso è abile, sa sembrare un vero leader, e per questo sfugge anche all’osservazione di persone specializzate, che li vedono come naturali leader. La tendenza all’inefficacia, infatti è stata confermata anche nel campione di manager. Il problema essenziale è la predisposizione al rischio di queste persone, che possono quindi determinare con le loro scelte veri e propri disastri. I risultati dello studio sono ampliabili anche alla popolazione di coloro che detengono le alte sfere del potere, e, per richiamare l’attualità, anche a persone che lavorano in borsa! Foto by pingendiartifex

martedì 3 giugno 2008

IL BULLO IN UFFICIO


Il bullo non si trova solo tra i banchi di scuola, ma spesso tra le mura dell’ufficio. Capi prevaricatori e propotenti, che umiliano i propri sottoposti sono all’ordine del giorno, tanto che si può parlare di bullismo sul lavoro.

Quando si parla di bullismo, si pensa esclusivamente ad un fenomeno che coinvolge adolescenti e bambini. In realtà si incontrano bulli ovunque, spesso sul posto di lavoro. Questi bulli sono capi prevaricatori e prepotenti, che sono soliti umiliare i propri colleghi e subalterni. Questo fenomeno è ampiamente diffuso, come dimostrato da ricerche effettuate in gran parte del mondo, tra cui Austria, Australia, Canada, Germania, Gran Bretagna, Finlandia, Francia, Irlanda e Sudafrica.

Charlotte Rayner ha condotto ricerche approfondite sul tema in Gran Bretagna, dove risulta che circa il 30% dei lavoratori inglesi ha rapporti con un bullo almeno una volta la settimana. In particolare, il più alto tasso di bullismo si registra nelle carceri, nelle scuole e nel sistema postale. Secondo il “Terzo rapporto europeo sulle condizioni sul lavoro”, il 9% dei lavoratori è vittima di prepotenze e intimidazioni reiterate.

Studiosi americani, preferiscono parlare di abuso psicologico, piuttosto che di bullismo. Christine Pearson ha svolto ricerche sul tema dell’inciviltà sul lavoro. Negli Stati Uniti, il 10% dei dipendenti intervistati dichiara di aver assistito ad episodi di quotidiana inciviltà ed il 20% ne è stato vittima almeno una volta. In Canada le percentuali registrate sono addirittura superiori: il 25% assiste quotidianamente ad episodi di inciviltà e il 50% ne è stata vittima.

Interessanti approfondimenti sul tema sono racchiusi nel libro “Il metodo antistronzi” di Robert I. Sutton, edito da Elliot, e nelle librerie gia da qualche mese. Il libro è di carattere divulgativo, ed adatto ad un vasto pubblico, riporta interessanti ricerche.

Foto by danzden

sabato 17 novembre 2007

RISULTATI SONDAGGIO

Il sondaggio Parolacce in ufficio ha confermato quanto emerso dalle ricerche.


Anche per voi quindi il turpiloquio si rivela una soluzione per sfogare ansie e allentare il clima. Un'unica controindicazione: la pratica funziona soltanto se condotta entro i limiti della decenza e gli insulti sono rivolti in modo scherzoso o diretti a cose e non contro colleghi e superiori.

Siete pronti per il nuovo sondaggio?

mercoledì 17 ottobre 2007

PAROLACCE IN UFFICIO

Dire parolacce in ufficio aiuta a creare solidarietà tra i colleghi, a combattere lo stress e ad aumentare la produttività. E’ quanto emerge dallo studio condotto da Baruch presso la Norwich University of East Anglia. Un buon clima lavorativo, buone relazioni all’interno del team di lavoro consentono di vivere meglio la giornata lavorativa e di riflesso essere più produttivi. L’analisi del clima di lavoro, la ricerca di soluzioni per creare ‘spirito di squadra’, è uno dei tanti ambiti di indagine della psicologia del lavoro, che in anni di ricerca ha individuato fattori facilitanti e programmi di miglioramento. Una ricerca ha messo in luce un inaspettato fattore che sarebbe in grado di incidere positivamente sulle relazioni lavorative: le parolacce. Il turpiloquio è in generale condannato, ma ottiene effetti sorprendenti all’interno dell’ufficio.
Secondo lo studio condotto presso la Norwich University of East Anglia, portata avanti da Yehuda Baruch, le parolacce creano solidarietà tra i colleghi. Il linguaggio volgare, non offensivo, riduce i livelli di stress e crea unione tra le persone. Questo fenomeno è dovuto al fatto che di fronte a clienti e superiori è necessario mantenere una atteggiamento formale. Lo studio evidenzia inoltre correlazioni significative tra età e linguaggio e tra genere e linguaggio. I giovani professionisti utilizzano con minori remore le parolacce e lo considerano un atteggiamento socialmente accettabile. Per quanto riguarda le differenze di genere, le donne ricorrono maggiormente a questa tipologia di linguaggio. Lo studio, che è andato a misurare una delle dinamiche quotidiane interne ad un luogo di lavoro, consiglia dunque di evitare di proibire questo linguaggio, per evitare effetti indesiderati come una diminuzione della solidarietà tra colleghi. «Le parolacce – spiega Baruch - sono parte della nostra vita quotidiana, speriamo che con questa ricerca i dirigenti siano più tolleranti nei confronti del linguaggio usato dai propri dipendenti».
foto by Axell