domenica 26 ottobre 2008

IL FREDDO DELLA SOLITUDINE

Su Psychological Science è di recente apparso un'interessante studio che correla il carattere freddo e la tendenza a perecpire una temperatura inferiore alla solitudine delle persone. Lo stato psicologico influenzerebbe pertanto la percezione della temperatura. Vediamo come i ricercatori sono giunti a queste conclusioni.
I ricercatori della Rotman School of Management dell'University of Toronto hanno condotto due esperimenti per mostrare come l'isolamento e l'ambiente scarsamente accogliente influiscano sulla temperatura delle persone.
Il primo esperimento prevedeva che i partecipanti ripensassero a due precise esperienze vissute in passato: una doveva riguardare un episodio di coinvolgimento sociale, mentre l'altra al contrario uno stato di esclusione. Per ciascuno di questi avvenimenti veniva chiesto di indicare la temperatura dell'ambinete esterno in cui i soggetti si trovavano durante l'episodio. le valutazioni delle persone hanno mostrato di avere un'ampia gamma, con temperature che oscillavano tra i 20 e i 40 gradi centigradi.
Associando le situazioni simili, i ricercatori hanno potuto notare che le temperature più basse venivano riferite in modo significativamente maggiore da quei soggetti che erano anche i più soli e soggetti ad isolamento sociale.
Il secondo esperimento ha permesso di portare ulteriori dati in favore dei primi risultati emersi: questa volta però i partecipanti si confrontavano con una situazione costruita ad hoc in laboratorio. Ai soggetti veniva chiesto di giocare tra loro a pallone via computer, il programma tuttavia era studiato per offrire maggiori occasioni di gioco agli uni rispetto agli altri. Alla fine della sessione si chiedeva alle persone se preferivano consumare bevande calde o fredde.
Anche in questo caso chi aveva ricevuto meno volte la palla, aveva pertanto partecipato molto poco e aveva vissuto una situazione di esclusione dal gioco preferiva bevande calde in misura maggiore di chia aveva invece avuto numerose occasioni di coinvolgimento. Secondo i ricercatori la spiegazione va ricercata nel fatto che le persone che si sentono isolate, percepiscono maggiormente freddo e hanno pertanto maggiore desiderio di alimenti caldi, in grado di compensare la spiacevole sensazione di freddezza.
Lo studio, oltre al suo notevole interese per aver messo in collegamento aspetti psicologici e aspetti fisici in modo innovativo, a parere dell'autrice possiede anche il pregio di evidenziare come etichette comuni servano in modo duplice a definire sia la personalità che la sensorialità di una persona, secondo canali preferenziali che derivano probabilmente da fonti neurali o di azione comuni.
foto by gettyimages

giovedì 23 ottobre 2008

CERCARE NUOVI AMICI CON MODERAZIONE

Cercare amici sul web, attraverso i siti di social network, può creare dipendenza. La ricerca spasmodica di nuovi contatti può infatti determinare una sensazione di rifiuto e di isolamento. Il 10% della popolazione è a rischio di “friendship addiction” secondo Smallwood, perché avere nuovi amici è naturalmente bello e piacevole, ma attenzione: con moderazione! Con quasi 60 milioni di utenti Facebook , il sito di social network che ti permette di ritrovare vecchi amici e compagni di scuola, sta diventando una vera e propria mania. Dopo il raduno di Roma, si è tenuto ieri a Milano il secondo ritrovo italiano degli iscritti. Secondo gli organizzatori si sono presentati in 15 mila, cifra che non deve stupire se si pensa che solo a Milano gli iscritti sono circa 60 mila. Facebook rientra nella categoria delle innovazioni del Web 2.0, permette di creare dei contatti, ritrovare nuovi amici e di creare nuove amicizie. Ma il fenomeno può acquisire anche aspetti negativi. Lo psicologo britannico David Smallwood, un vero guru in Inghilterra, mette in guardia contro i rischi celati dietro Facebook, in un articolo ad ampia divulgazione pubblicato sul “Daily Mail”. Gli studi condotti sui social networks mostrano come essi stiano di fatto diventando un sostituto dei legami famigliari. In Gran Bretagna, dove i legami familiari stanno perdendo importanza, i social networks trovano terreno fertile. Smallwood infatti ritiene che il passo sia breve tra avere contatti e diventare dipendente dalle amicizie on-line. L’acquisizione di nuovi amici genera automaticamente e quasi per tutti un processo di assuefazione, a cui va aggiunto il meccanismo della desiderabilità sociale poiché si può essere giudicati in base a quanti amici si ha on-line. Alla “friendship addiction” (tradotto in italiano “amico-dipendenza”) sarebbe vulnerabile ben il 10% della popolazione, con una spiccata preponderanza per le donne, la cui autostima è più facilmente influenzabile dai rapporti sociali. Chi è più insicuro e con livelli di autostima più bassi può incorrere nel rischio di sentirsi respinto e conseguentemente di isolarsi ulteriormente.
foto by luc legay

mercoledì 22 ottobre 2008

SOSTEGNO PSICOLOGICO PER LA CRISI FINANZIARIA

La crisi economica attuale determina ansia e paure. Gli psicologi italiani rispondono con un numero verde per le psicoemergenze. Ma negli Stati Uniti si parla già di ‘money disorder’. Il crollo delle borse mondiali e la perdita di milioni di dollari (e di euro) per migliaia di risparmiatori genera inevitabilmente delle apprensioni. Anche nel Bel paese, nonostante i tentativi di rassicurazione, la difficile situazione economica inizia a farsi sentire ed inevitabilmente a far paura. Ciò determina che gli effetti non si facciano sentire solo sul peso del portafoglio, ma anche a livello psicologico. La paura riguardo le risorse economiche, d’altra parte, fa parte della natura dell’uomo moderno, a maggior ragione per noi italiani, tradizionalmente un popolo di risparmiatori. Come spiega Enrico Molinari, presidente dell’Ordine degli Psicologi della regione Lombardia, le questioni economiche sono strettamente legate all’identità e alla famiglia, cosicchè “Se si tocca il risparmio, si tocca l'autostima e si possono generare paure per il futuro e timori di un impoverimento incontrollabile". Va aggiunto inoltre la presenza costante sui media di questo tema, che incrementa paure anche non reali, come esplicita chiaramente Molinari: ‘A pranzo e a cena ci nutriamo di notizie catastrofiche sul caos dell'economia mondiale. E se i più positivi e creativi restano a galla, questi messaggi deprimono le persone predisposte’. Negli Stati Uniti, dove è partita la crisi, sono già stati fatti studi al riguardo, ed è emerso che una persona su sette soffre del cosiddetto ‘money didorder’. L’Apa (American Psychologist association), promotrice dello studio, ha intervistato un campione di 7.500 persone. I sintomi del ‘money disorder’ sono depressione, rabbia, irritabilità e in alcuni casi insonnia e problemi di alimentazione. In Italia è stato già attivato un numero verde, per aiutare i cittadini in casi di psicoemergenze. Chiamando il numero verde 800430400, vi risponderà una task force di esperti, pronti ad aiutare cittadini intimoriti dal crack finanziario. Foto by MotherPie

martedì 21 ottobre 2008

PSYCHO-FLASH: presentati allo Smau nuovi sensori per attivita' biometriche

Eurotech ha presentato allo Smau Bionet
Bionet è una rete di dispositivi e sensori che rilevano e monitorano le attività biometriche del corpo. Questo nuovo strumento sarà utile nei settori relativi alla prevenzione e sicurezza sul lavoro: poiché grazie alla misurazione dei parametri fisiologici, sarà possibile monitorare il grado di stress di lavoratori in ambienti rischiosi. Foto by Michele Ficara Manganelli

MANAGEMENT DELLA CREATIVITA'

Negli ultimi anni è stata data sempre maggiore rilevanza al ruolo della creatività nelle organizzazioni aziendali. Sembra infatti condivisa dai più che la creatività sia alla base dell’impresa. Gli studi sulla creatività sono nati essenzialmente nell’ambito dell’antropologia, della sociologia, della psicologia e delle neuroscienze, e da ultimo sono stati trasferiti alle discipline economiche. Un esempio del crescente interesse verso la creatività sono i due giorni di colloquia proprio a riguardo di questo tema svolti presso la Harvard Business School. Il convegno ha coinvolto docenti e rappresentanti di aziende il cui nome è intrinsecamente legato alla creatività )come Google o IDEO). Partendo dalla definizione di creatività di Teresa Amabile (docente di sociologia presso la Harvard Business School), che descrive la creatività come la capacità di creare qualcosa di nuovo ed appropriato, sono stati discussi e sviluppati le seguenti tematiche, di cui riportiamo i punti salienti:

Incoraggiare la collaborazione: il ‘mito dell’inventore solitario’ può essere considerato ormai superato. Al giorno d’oggi i progetti più creativi si sviluppano a partire dalla collaborazione di più partecipanti. Il team deve essere organizzato non in modo gerarchico, ma sulla base di una struttura orizzontale, dove tutti gli elementi sono interdipendenti tra loro. Quando il team è composto ad hoc per il progetto, è necessario utilizzare tutti i mezzi per stimolare la creatività e coordinare lo sviluppo di nuovi prodotti. Gli strumenti sono svariati: dalle nuove tecnologie, alle metafore ed analogie, dalle storie ai prototipi, dei veri e propri ‘coordination totems’ (dalla definizione di Victor Seidel, dell’University of Oxford’s Saïd Business School) per la coordinazione dei pensieri.

Utilizzare differenti punti di vista: il team deve essere composto da diverse professionalità. La condivisione di apporti provenienti da molteplici discipline, diversi background e esperienze facilitano lo sviluppo di novità. Può essere così necessario anche affidarsi a risorse esterne all’azienda.

Motivare il team: la motivazione delle persone che si occupano di ricerca e sviluppo di nuovi prodotti è cruciale e vitale al fine di ottenere un prodotto creativo. Questo è possibile in un clima in cui le persone possano sentirsi libere ed indipendenti. Con questo si intende libertà di scegliere e programmare i progetti in base ai propri interessi e capacità, ed indipendenza anche dal punto di vista degli orari. Sebbene gli incentivi monetari possano essere d’aiuto, è più importante la sfida intellettuale, l’indipendenza ed una sincera approvazione da parte della sfera dirigenziale.

Imparare dagli errori: gli errori devono essere considerati come fonti di conoscenza e come possibilità di miglioramento. Poiché è facile incorrere in scelte sbagliate in fase di progettazione, è meglio considerarne la possibilità piuttosto che eliminarli dal possibile panorama aziendale. Questi accorgimenti aiutano ad instaurare un clima di stabilità e sicurezza psicologica

Il ruolo del leader: il manager dovrà innanzitutto mappare il processo e riconoscere le differenti fasi, mettendo a disposizione le tecnologie necessarie. Dovrà porsi nei confronti del proprio team di ricerca e sviluppo, come un ‘pastore’, che guidi il suo gruppo proteggendolo da un potenziale contesto ostile. E’ necessario che venga creata una struttura interagente, un network di unità, senza l’intervento di ‘forme burocratiche’. Il manager dovrà aiutare il team di ricerca e sviluppo, adottando un atteggiamento motivatore e non indagatore: porre le domande nel modo giusto e apprezzare il lavoro del team. Tuttavia il manager dovrà anche acquisire un ruolo meno benevolo e scartare le idee e il materiale che non offre potenzialità. Questa funzione di scelta può essere però delegata a filtri esteri l’organizzazione. Infine il manager dovrà sforzarsi di integrare i contributi provenienti dai vari settori ed elementi in modo da creare un tutt’uno omogeneo. E’ questa la vera sfida per il manager, ossia muoversi ed esercitare la propria leadership in un contesto ambiguo ed incerto dove non sono chiari i ruoli. Per leggere l’articolo originale clicca qui Foto by Lessio