venerdì 24 luglio 2009

LA DIPENDENZA MENTALE DEL FUMO

Studi e ricerche sui fumatori sono numerosi e purtroppo molto spesso si tratta di metodi pseudo-medici di ordine miracoloso che rendono l'argomento ancora più fumoso.
In tempi in cui gli effetti nocivi sulla salute sono di dominio publico, vale la pena interrogarsi su cosa davvero spinge i tabagisti a non perdere il vizio. Ci viene in aiuto un recente studio di Psicofarmacologia.
La dipendenza da sigaretta è prima di tutto un fattore di contenuto: la nicotina è una sostanza stimolante che crea dipendenza fisica inducendo le persone a continuare nel consumo e ad aumentarne progressivamente la quantità di fronte alla diminuizione dell'appagamento e all'assuefazione del fisico alla sostanza.
La nicotina è uno stimolante derivato dal tabacco che agisce direttamente sui neurotrasmettitoori, innalzando il livello di produzione della dopamina. L'aumentare delle concentrazioni di quest'ultima provoca una sensazione di benessere difuso, di appagamento e piacere, tuttavia un costante livello più alto della media porta a malattie di vario ordine.
Chiarito quindi che la prima causa è fisica, sappiamo che il potere stimolante di una sigaretta no è tale, come nel caso di droghe pesanti, a giustificare l'instaurarsi di una dipendenza anche se il basso contenuto di stupefacenti non dve eindurre al contrario alla sottovalutazione del rischio di non poterne più fare a meno.
Esistono tuttavia numerosi fattori psicologici che incidono sulla scelta o meno di tabagismo.
Secondo Matthew Palmatier che ha recentemente pubblicato un articolo su Neuropsychopharmacology il piacere non deriva dalla sigaretta in sè, ma dalle esperienze piacevoli che ad essa si accompagnano.
Non sarebbe il fumo la "causa" del poacere ma il legare l'atto di fumare a esperienze e contesti di vita piacevoli. Approfondendo tale punto il professore ha infatti notato come nella maggior parte dei casi il consumo di stupefacenti sia strettamente legato alla compagnia di persone specifiche o al trovarsi in posti particolari.
La sigaretta assume così il valore di un premio, al pari di un ben più innocuo gelato, che ci si concefde in situazioni di rilassatezza e che diviene poi imprescindibile perchè la compagnia di tale persona o il trovarsi nel medesimo posto siano ugualmente piacevoli.
Nelle affermazioni dello studioso americano è contenuto un terzo fattore implicato nel tabagismo, ovvero l'instaurarsi di un'abitudine automatica che ci porta a ripetere gesti e usi in situazioni simili così come giorno dopo giorno. Lo stesso fumare una prima sigaretta aumenta così la probabilità di fumarne una seconda.
Resta poi un ampio discors che si aggira intorno al valore sociale e personale della sigaretta, laddove i due termini spesso sono solo virtualmente distinguibili.
I fumo come rito di passaggio o conferma della propria identità è ancora fortmente presente nell'età adoloescenziale, così come un contesto sociale eccessivamente permissivo o al contrario restrittivo son fattori facilitanti la scorretta abitudine.
Foto by Gettyimages

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